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UOMINI E PROFETI

CHIESA E RAZZISMO

Chiesa e razzismo…

Il Nuovo Testamento riprende e rafforza la rivelazione della dignità di tutti gli uomini, della loro unità fondamentale e del dovere di vivere da fratelli, poiché tutti sono ugualmente salvati e riuniti da Cristo. Il mistero dell’incarnazione mostra in quale onore Dio abbia tenuto la natura umana, poiché, in suo Figlio, ha voluto, senza confusione né separazione, unirla alla sua. Cristo si è unito, in certo modo, ad ogni uomo. Cristo è in modo unico “immagine del Dio invisibile”. Lui solo manifesta in modo perfetto l’essere di Dio nell’umile condizione umana da lui liberamente assunta. Per questo egli è il “nuovo Adamo”, il prototipo di una umanità nuova, “il primogenito tra molti fratelli”, nel quale viene ricostituita la somiglianza divina sfigurata dal peccato. Incarnandosi in mezzo a noi, il Verbo eterno di Dio “ha voluto assumere la nostra natura umana” per renderci partecipi della sua divinità. L’opera di salvezza compiuta da Dio in Cristo è universale... Con Cristo, sono tutti gli uomini ad essere chiamati a entrare, grazie alla fede, nell’alleanza definitiva con Dio, indipendentemente dalla circoncisione, dalla Legge di Mosè, dalla razza.

       Questa alleanza è stata realizzata e suggellata dal sacrificio di Cristo, che ottiene la redenzione di un’umanità peccatrice. Grazie alla croce del Cristo viene sanata la spaccatura di carattere religioso - diventata poi anche etnica - tra il popolo della promessa ormai realizzata e il resto dell’umanità. I pagani che erano stati fino a quel momento “esclusi dalla città di Israele, estranei ai patti della promessa... sono adesso vicini grazie al sangue di Cristo”. È lui che “ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia”. Partendo dall’ebreo e dal pagano, Cristo “ha voluto creare in lui un solo uomo nuovo”… Di modo che oggi “non c’è più greco o giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti”.

       … Egli si è mostrato accogliente nei confronti di tutte le categorie di persone con le quali è entrato in contatto. Non ha avuto paura di fermarsi a conversare con i samaritani e di portarli ad esempio, anche se erano disprezzati dagli ebrei che li trattavano come degli eretici. Ha reso partecipi della sua salvezza tutti coloro che erano in un modo o nell’altro emarginati: i malati, i peccatori, uomini e donne, le prostitute, i pubblicani, i pagani come la sirofenicia. … E ci ha solennemente ammonito: saremo giudicati in base all’atteggiamento che avremo avuto nei confronti dello straniero o del più piccolo dei nostri fratelli; senza nemmeno saperlo è lui stesso che incontriamo in loro.    

(Pontificia Commissione “Iustitia et pax, La chiesa di fronte al razzismo, 21)

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