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Papa Francesco

Umiltà: la strada verso Dio  

 

 Credeva di non credere

di Crispino Valenziano 

 

Il cardinale di Polizzi

Mariano Rampolla del Tindaro

Sulle sue orme da Polizzi Generosa a Roma...

a cura di Clara Aiosa

Il disegno di Papa Francesco

di Antonio Spadaro

 Il cammino le scelte e la tenerezza

di papa Francesco in 80 racconti

 

 

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A 50 anni dal Concilio

Le parole di Papa Francesco sui gruppi e le associazioni

 

La novità ci fa sempre un po' di paura, perché ci sentiamo più sicuri se abbiamo tutto sotto controllo, se siamo noi a costruire, a programmare, a progettare la nostra vita secondo i nostri schemi, le nostre sicurezze, i nostri gusti". E questo "avviene anche con Dio". Infatti, "spesso lo seguiamo, lo accogliamo, ma fino ad un certo punto; ci è difficile abbandonarci a Lui con piena fiducia, lasciando che sia lo Spirito Santo l'anima, la guida della nostra vita, in tutte le scelte; abbiamo paura che Dio ci faccia percorrere strade nuove, ci faccia uscire dal nostro orizzonte spesso limitato, chiuso, egoista, per aprirci ai suoi orizzonti". Ma, ha fatto notare il Pontefice, "in tutta la storia della salvezza, quando Dio si rivela porta sempre novità, trasforma e chiede di fidarsi totalmente di Lui". Non si tratta della "novità per la novità, la ricerca del nuovo per superare la noia, come avviene spesso nel nostro tempo". La novità che Dio porta nella nostra vita è ciò che veramente ci realizza, ciò che ci dona la vera gioia, la vera serenità". Siamo aperti alle 'sorprese di Dio'? O ci chiudiamo, con paura, alla novità dello Spirito Santo? Siamo coraggiosi per andare per le nuove strade che la novità di Dio ci offre o ci difendiamo, chiusi in strutture caduche che hanno perso la capacità di accoglienza?". Nella Chiesa l'armonia la fa lo Spirito Santo". Solo Lui "può suscitare la diversità, la pluralità, la molteplicità e, nello stesso tempo, operare l'unità". Anche qui, "quando siamo noi a voler fare la diversità e ci chiudiamo nei nostri particolarismi, nei nostri esclusivismi, portiamo la divisione; e quando siamo noi a voler fare l'unità secondo i nostri disegni umani, finiamo per portare l'uniformità, l'omologazione. Se invece ci lasciamo guidare dallo Spirito, la ricchezza, la varietà, la diversità non diventano mai conflitto, perché Egli ci spinge a vivere la varietà nella comunione della Chiesa". Dunque, "il camminare insieme nella Chiesa, guidati dai Pastori", è "segno dell'azione dello Spirito Santo; l'ecclesialità è una caratteristica fondamentale per ogni cristiano, per ogni comunità, per ogni movimento". "È la Chiesa - ha voluto ribadire il Papa - che mi porta Cristo e mi porta a Cristo; i cammini paralleli sono tanto pericolosi! I teologi antichi dicevano: l'anima è una specie di barca a vela, lo Spirito Santo è il vento che soffia nella vela per farla andare avanti, gli impulsi e le spinte del vento sono i doni dello Spirito. Senza la sua spinta, senza la sua grazia, noi non andiamo avanti". Lo Spirito Santo "ci fa entrare nel mistero del Dio vivente e ci salva dal pericolo di una Chiesa gnostica e di una Chiesa autoreferenziale, chiusa nel suo recinto; ci spinge ad aprire le porte per uscire, per annunciare e testimoniare la vita buona del Vangelo, per comunicare la gioia della fede, dell'incontro con Cristo". Lo Spirito Santo è "l'anima della missione". Quanto avvenuto a Gerusalemme quasi duemila anni fa "è un fatto che ci raggiunge, che si fa esperienza viva in ciascuno di noi. La Pentecoste del cenacolo di Gerusalemme è l'inizio, un inizio che si prolunga. Lo Spirito Santo è il dono per eccellenza di Cristo risorto ai suoi Apostoli, ma Egli vuole che giunga a tutti". Infatti, "è lo Spirito Paràclito, il 'Consolatore', che dà il coraggio di percorrere le strade del mondo portando il Vangelo! Lo Spirito Santo ci fa vedere l'orizzonte e ci spinge fino alle periferie esistenziali per annunciare la vita di Gesù Cristo". Di qui la domanda "se abbiamo la tendenza di chiuderci in noi stessi, nel nostro gruppo, o se lasciamo che lo Spirito Santo ci apra alla missione

avvisi

SINODO GIOVANI 2018

Il documento preparatorio

                                                    Lettera del papa ai giovani

                                                     Perché il Sinodo sui giovani

                                                                              Da Cracovia a Panama... e in mezzo il Sinodo

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UOMINI E PROFETI

CHIESA E RAZZISMO

Il pregiudizio razziale che nega uguale dignità a tutti i membri del genere umano e bestemmia il Creatore, non può che essere combattuto alle radici, laddove esso prende forma, vale a dire nel cuore dell’uomo. Dal cuore nascono i comportamenti giusti o ingiusti, attraverso i quali l’uomo si apre alla volontà di Dio - nell’ordine naturale delle cose e alla luce della sua parola vivente - o si chiude nell’egoismo che gli viene dettato dalla paura o dall’istinto di dominio. È il nostro sguardo sugli altri che bisogna purificare. Alimentare pensieri e atteggiamenti razzisti è un peccato che va contro il messaggio di Cristo, per il quale il “prossimo” non è solamente l’uomo della mia tribù, del mio ambiente, della mia religione o del mio paese: è ogni uomo che incontro sul mio cammino. Non sarà con mezzi esterni, leggi o dimostrazioni scientifiche che si riuscirà a estirpare dall’uomo il pregiudizio razziale. Non basta, in effetti, che le leggi evitino o puniscano ogni sorta di discriminazione razziale. Esse possono essere facilmente eluse se la comunità alla quale sono destinate non vi aderisce pienamente. Per aderirvi, una comunità deve far suoi i valori che ispirano le leggi giuste e vivere nel quotidiano la convinzione dell’identica dignità di tutti gli uomini. La conversione del cuore avviene solo fortificando le convinzioni dello spirito circa il rispetto delle altre razze ed etnie. La chiesa, da parte sua, contribuisce a formare le coscienze ed espone con chiarezza tutta la dottrina cristiana su questo argomento. Essa chiede soprattutto ai pastori, ai predicatori, agli insegnanti e ai catechisti di mettere in luce l’autentico messaggio della Scrittura e della tradizione sull’origine di tutti gli uomini in Dio e sul fine comune della loro esistenza, che è il regno di Dio. Essa chiede di insistere sull’importanza dell’amore fraterno e sul-l’incompatibilità totale tra l’esclusivismo razzista e la vocazione universale di tutti gli uomini alla stessa salvezza in Cristo Gesù…

Pontificia Commissione Iustitia et pax, La chiesa di fronte al razzismo 24-15

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