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LA SITUAZIONE ATTUALE

Se da queste considerazioni passiamo ara all’esame concreto della celebrazione delle nostre feste, dobbiamo riconoscere che non sempre esse corrispondono pienamente alla dottrina enunciata con tanta chiarezza dai documenti conciliari; che anzi hanno subito, con l’andar del tempo, la sovrapposizione di manifestazioni che ne hanno oscurato il carattere di autentica religiosità. 

Nello spirito del rinnovamento, la cui esigenza è sentita oggi da tutto il popolo di Dio, abbiamo pensato, pertanto, di consultare i consigli presbiterali e pastorali delle nostre diocesi circa i problemi locali relativi alle feste. Dalle risposte avute ci sembra di poter concludere che qualcosa di nuovo sia andato maturando nella nostra Sicilia: un certo mutamento di mentalità rispetto alle feste religiose specialmente tra i giovani e addirittura un certo fastidio per le manifestazioni esteriori che non siamo ben definite, preparate e svolte con ordine. Unanime poi è la voce dei sacerdoti che auspicano una riforma globale delle feste religiose. 

Gli aspetti negativi denunciati nelle nostre diocesi possono così classificarsi: 

  1. povertà di contenuti che dovrebbero favorire il raggiungimento della finalità propria delle feste, cioè la crescita comunitaria nella fede e nella carità;
  2. mancanza, in larghi strati della popolazione, di atteggiamenti interiori atti a promuovere la conversione del cuore;
  3. usanze divenute col tempo manifestazione di superstizioni;
  4. presenza di elementi che appaiono alla mentalità contemporanea vuoti di contenuti o incomprensibili;
  5. intromissione nei programmi di elementi contrastanti con la santità della festa cristiana;
  6. degradazione delle feste a occasioni di speculazione ed imposizioni di esose sottoscrizioni; di sperpero di denaro offerto per il culto in spettacoli talora offensivi del pudore o diseducativi, o quantomeno di nessuna utilità pubblica; di forme indecorose nel commercio persino nei luoghi sacri.
  7. le processioni siano di breve durata, non si svolgano su strade di grande traffico e non siano disturbate da immoderati spari di bombe, da eccessivi suoni di campane o dal continuo suono di bande musicali. Le offerte in denaro non dovranno essere appese in nessun modo alle statue ma deposte in una apposita cassetta. Si esortino anzi i fedeli a portare in altro tempo le loro offerte, ad evitare inutili spettacoli di esibizionismo e noiose lungaggini nelle processioni;
  8. è vietato introdurre nuove processioni e nuove feste esterne; che anzi è opportuno abolire quelle che non hanno alcun autentico contenuto religioso e larga partecipazione dei fedeli;
  9. si sia decisi nell’esigere moderazione nelle spese per fuochi d’artificio, illuminazione, concerti o per altre forme di inutile sforzo dentro e fuori Chiesa;
  10. non si permettano spettacoli di musica leggera o d’altro genere, di cui non si abbiano preventivamente precise garanzie di serietà, di castigatezza e di decoro, sia per il contenuto sia per le persone che li dovranno realizzare;
  11. dal denaro raccolto in occasione delle feste religiose si prelevi una equa percentuale per le opere pastorali e caritative della parrocchia, secondo le norme stabilite in ciascuna diocesi. 

RINNOVAMENTO DELLE NOSTRE FESTE 

Riscoprire il senso della festa cristiana 

Il rapido quadro che abbiamo premesso, vi avrà dato ultimi richiami per ricoprire quali siano gli irrinunciabili contenuti delle feste religiose e quali le circostanze che vi sono sovrapposte. Noi desideriamo anzitutto che le feste servano all’ approfondimento dei santi misteri incentrati nel mistero di Cristo che salva con la meditazione personale e l’ascolto comunitario della parola di Dio. 

Ai carissimi nostri sacerdoti e religiosi, a quelli particolarmente che attendono all’annunzio della divina parola, e a quanti hanno in mano gli strumenti della comunicazione sociale raccomandiamo vivamente di aiutare i fratelli a valorizzare le ricchezze della festa cristiana. 

I parroci e i rettori di chiese non facciano mancare un buon corso di predicazione nell’imminenza delle feste, adottando anche le forme più moderne di catechesi. I predicatori attingano anche ai tesori che le nuove ricerche vanno scoprendo in campo biblico, liturgico agiografico, ecc. 

Snellire il catalogo delle feste locali 

Le feste, prima di tutto, devono rispettare il ciclo liturgico e per quanto è possibile il calendario romano. Certe feste poi, per comune convincimento degli stessi promotori, non hanno motivo di essere o perché povere di contenuto religioso o perché prive di qualsiasi rapporto col contesto socio-culturale del nostro tempo. Lo stesso si dica di certe processioni che non trovano più pubblico. 

Rivedere le feste annuali 

Si dovrà agire su una duplice linea pastorale: una orientata a realizzare seriamente un tipo di celebrazione esterna che sia espressione di fede autentica e comunitaria, e che sia adatto alle nuove generazioni; l’altra diretta a ridimensionare le espressioni della religiosità tradizionale e a riempirla di contenuti validi. 

È necessario pertanto ripulire le feste da eventuali incrostazioni, superstiziose e sconvenienti comunque aliene dalla sensibilità moderna. Certe processioni troppo lunghe o disordinate; certi modi di portare in processioni o immagini o reliquie di santi e talune esplosioni di devozioni popolare, hanno sapore di superstizione e istrionismo. Non si indulga, però, a forme iconoclastiche Non si deve infatti dimenticare che il culto comunitario ha bisogno di espressioni sociali. 

In questo i sacri Pastori devono essere guida ai fedeli, offrendo loro quanto di più valido la pastorale ha prodotto. Così certe forme vanno accompagnate con altre più congeniali e più intellegibili alla mentalità contemporanea, ad esempio con gesti di solidarietà in favore di opere assistenziali, o dei poveri del terzo mondo ecc.; con iniziative culturali, artistiche o riportando alle loro matrici naturali certe manifestazioni folkloristiche ancora gradite ai nostri tempi. 

Ristrutturare gli statuti dei comitati delle feste 

Ciò è inderogabile. Non sarà impresa facile, ma neppure impossibile. 

Molti laici, grazie a Dio, sono oggi più sensibili a questa nuova mentalità e desiderano che il clero prenda coraggiosamente l’iniziativa di romperla con certi tipi di festeggiamenti sorpassati e talora incivili. Noi perciò confidiamo molto nella intelligente cooperazione dei consigli pastorali diocesani e parrocchiali e delle nostre associazioni, per la formazione di una sana opinione pubblica sulle feste religiose. 

Far rifiorire la vita cristiana in genere e quella sacramentale 

Le feste religiose dovrebbero essere momenti forti nello spirito, che vuol rivivere, in gaudio, le grandi ricchezze della fede. Se pertanto esse non realizzassero un incontro privilegiato con Dio, la Vergine, i santi e il popolo cristiano, restano svuotate della loro ragione di essere. 

Alcune feste, per la presenza più o meno rilevante di quelle espressioni negative, sopra riportate, hanno perduto del tutto o in parte tale aspetto. La festa, prima di ogni altra cosa, deve richiamare la famiglia di Dio attorno alla mensa del Padre celeste, per l’ascolto della sua Parola, per la comunione gioiosa con i fratelli, per la frazione del pane eucaristico. Questo, in definitiva, è il metro per misurare il valore intrinseco delle nostre feste. Qui lo psicologo, il sociologo, il pastore, l’artista, l’uomo di governo hanno un felice punto d’incontro per la costruzione dell’uomo, del cittadino, del cristiano. 

Noi desideriamo ardentemente tale incontro affinché le feste non cessino di trasmettere alle nuove generazioni le ricchezze del nostro patrimonio civile e religioso, e servano alla edificazione della comunità cristiana. A tale scopo noi, Vescovi della Sicilia, ci proponiamo di costruire nelle nostre Diocesi, in seno ai consigli pastorali, speciali Commissioni, composte di sacerdoti e laici, per lo studio, in concreto delle feste locali. Affinché poi esse possano avere in mano dei punti certi di riferimento, a quanto detto sopra aggiungiamo alcune direttive pratiche riprendendole dalle disposizioni emanate dalla Conferenza Episcopale sicula in 19 giugno 1968. 

NORME E PRATICHE CONTRO CERTI ABUSI 

Secondo le disposizioni ecclesiastiche il parroco o il rettore di Chiesa è responsabile delle feste religiose anche nel caso che le spese siano a carico dell’amministrazione civile; egli pertanto propone alla Curia Diocesana i nomi dei componenti del comitato della festa e presiede il detto comitato; le persone segnalate debbono essere di sicura fede e virtù cristiana e debbono godere la stima dei fedeli. L’Ordinario Diocesano approva i membri del comitato stesso; 

Secondo le disposizioni ecclesiastiche il parroco o il rettore di Chiesa è responsabile delle feste religiose anche nel caso che le spese siano a carico dell’amministrazione civile; egli pertanto propone alla Curia Diocesana i nomi dei componenti del comitato della festa e presiede il detto comitato; le persone segnalate debbono essere di sicura fede e virtù cristiana e debbono godere la stima dei fedeli. L’Ordinario Diocesano approva i membri del comitato stesso; 

  1. le processioni siano di breve durata, non si svolgano su strade di grande traffico e non siano disturbate da immoderati spari di bombe, da eccessivi suoni di campane o dal continuo suono di bande musicali. Le offerte in denaro non dovranno essere appese in nessun modo alle statue ma deposte in una apposita cassetta. Si esortino anzi i fedeli a portare in altro tempo le loro offerte, ad evitare inutili spettacoli di esibizionismo e noiose lungaggini nelle processioni;
  2. è vietato introdurre nuove processioni e nuove feste esterne; che anzi è opportuno abolire quelle che non hanno alcun autentico contenuto religioso e larga partecipazione dei fedeli;
  3. si sia decisi nell’esigere moderazione nelle spese per fuochi d’artificio, illuminazione, concerti o per altre forme di inutile sforzo dentro e fuori Chiesa;
  4. non si permettano spettacoli di musica leggera o d’altro genere, di cui non si abbiano preventivamente precise garanzie di serietà, di castigatezza e di decoro, sia per il contenuto sia per le persone che li dovranno realizzare;
  5. dal denaro raccolto in occasione delle feste religiose si prelevi una equa percentuale per le opere pastorali e caritative della parrocchia, secondo le norme stabilite in ciascuna diocesi. 

CONCLUSIONE 

Sarebbe un ben misero risultato se questo discorso sulla “festa” dovesse concludersi con la semplice soppressione di qualche abuso. 

San Paolo ci ammonisce che la nostra vera Pasqua è cristo Crocifisso e Risorto. Egli è anche la nostra festa perenne! Egli ci ricorda come all’antica Pasqua faceva seguito la “Festa degli Azzimi”. Ora nella tipologia biblica la “Pasqua” e gli “Azzimi” trovano il loro completamento nella vita di Cristo e del cristiano: “la comunità cristiana è paragonata ai pani azzimi; per san Paolo la fermentazione simboleggia tutta la corruzione morale, la malvagità e la malizia,il vecchio, l’impuro, l’inautentico; invece gli azzimi significano la rettitudine morale, la purezza e la verità, il nuovo, il puro, l’autentico; così i convertiti sono gli azzimi; là ritrova vita la festa permanente: Cristo causa di questa nuova vita è l’Agnello Pasquale. 

Siamo fiduciosi di trovare in ciascuno di Voi, diletti figli e fratelli, pronti e cordiali collaboratori nella costruzione di un novo costume ispirato ai grandi principi della fede. 

Con tale augurio vi benediciamo di cuore.

 

I Vescovi della Sicilia 

 

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UOMINI E PROFETI

CHIESA E RAZZISMO

Il pregiudizio razziale che nega uguale dignità a tutti i membri del genere umano e bestemmia il Creatore, non può che essere combattuto alle radici, laddove esso prende forma, vale a dire nel cuore dell’uomo. Dal cuore nascono i comportamenti giusti o ingiusti, attraverso i quali l’uomo si apre alla volontà di Dio - nell’ordine naturale delle cose e alla luce della sua parola vivente - o si chiude nell’egoismo che gli viene dettato dalla paura o dall’istinto di dominio. È il nostro sguardo sugli altri che bisogna purificare. Alimentare pensieri e atteggiamenti razzisti è un peccato che va contro il messaggio di Cristo, per il quale il “prossimo” non è solamente l’uomo della mia tribù, del mio ambiente, della mia religione o del mio paese: è ogni uomo che incontro sul mio cammino. Non sarà con mezzi esterni, leggi o dimostrazioni scientifiche che si riuscirà a estirpare dall’uomo il pregiudizio razziale. Non basta, in effetti, che le leggi evitino o puniscano ogni sorta di discriminazione razziale. Esse possono essere facilmente eluse se la comunità alla quale sono destinate non vi aderisce pienamente. Per aderirvi, una comunità deve far suoi i valori che ispirano le leggi giuste e vivere nel quotidiano la convinzione dell’identica dignità di tutti gli uomini. La conversione del cuore avviene solo fortificando le convinzioni dello spirito circa il rispetto delle altre razze ed etnie. La chiesa, da parte sua, contribuisce a formare le coscienze ed espone con chiarezza tutta la dottrina cristiana su questo argomento. Essa chiede soprattutto ai pastori, ai predicatori, agli insegnanti e ai catechisti di mettere in luce l’autentico messaggio della Scrittura e della tradizione sull’origine di tutti gli uomini in Dio e sul fine comune della loro esistenza, che è il regno di Dio. Essa chiede di insistere sull’importanza dell’amore fraterno e sul-l’incompatibilità totale tra l’esclusivismo razzista e la vocazione universale di tutti gli uomini alla stessa salvezza in Cristo Gesù…

Pontificia Commissione Iustitia et pax, La chiesa di fronte al razzismo 24-15

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