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Papa Francesco

Umiltà: la strada verso Dio  

 

 Credeva di non credere

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Sulle sue orme da Polizzi Generosa a Roma...

a cura di Clara Aiosa

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di papa Francesco in 80 racconti

 

 

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A 50 anni dal Concilio

Eccellenza, questa che Le sta davanti è una porzione del popolo di Dio della chiesa di Cefalù. L’ha aspettata con ansia; desidera conoscerLa, non per una curiosità di mondo, ma perché ha bisogno di Lei, del suo insegnamento, della sua guida autorevole per il suo cammino verso il futuro. È una comunità che la seguirà nella sua azione pastorale ed è una comunità che vorrà essere coinvolta nel cammino comune, sinodale e solidale, che Ella ha già indicato come metodo di vita ecclesiale autentico.

Per quanto conosco di questa comunità, in quanto nato e cresciuto in essa, in quanto presente ad essa come vicario parrocchiale per molti anni, e ultimamente come parroco, è una comunità ricca e vivace, piena di risorse umane e di fede, erede e custode di gloriose tradizioni, di cultura e di persone che l’hanno sempre resa comunità ecclesiale distinta nella nostra chiesa locale. Mi piace ricordarLe ancora i natali che questa nostra cittadina ha dato alla eccelsa personalità del Card. Mariano Rampolla del Tindaro illustre segretario di Stato di Leone XIII, figura esemplare, finissima intelligenza che ha illuminato la chiesa in un periodo di grandi turbamenti, precursore e profeta di quei cambiamenti che in parte ci è dato vivere nell’oggi della chiesa.

Questa comunità, Ecc.za, è una comunità ricca di gente buona, di collaboratrici e collaboratori leali, sinceri e disinteressati, di sorelle e fratelli in Cristo gentili e rispettosi; è una comunità ricca di confraternite (16), di associazioni laicali, di gruppi ecclesiali, ricca di chiese, di ex monasteri, ex conventi, cappellanie varie. Ancora una ventina di chiese in paese si aprono al culto almeno in alcuni momenti dell’anno o in occasione delle feste delle confraternite; e vari luoghi sacri, eremi, chiesette, arricchiscono il nostro territorio e la nostra fresca e bellissima vallata di noccioleti.

È una comunità ricca di beni culturali ecclesiali, alcuni sommi capolavori d’arte: il trittico fiammingo di Roger Van der Weiden, la custodia argentea di Nibilio Gagini e mille altri capolavori di pittura, scultura, architettura, manufatti preziosi e molto molto altro ancora che qui è impossibile elencare.

È, tuttavia – a Lei nostro pastore devo necessariamente dirlo! – quella che le presento stasera è una comunità che oggi avanza spesso con fatica e con molto sforzo sulla via tracciata dai padri. Come tante comunità del nostro territorio madonita, anche la nostra comunità avverte momenti di stasi e di inerzia, momenti di smarrimento e di incertezza di fronte ai cambiamenti attuali. Così, si stenta spesso a tenere il passo coi tempi, ad adeguarsi ai suggerimenti dello Spirito che spinge la chiesa verso nuove vie e nuovi traguardi, verso un rinnovamento radicale.

Voglio perciò essere chiaro e sincero, perché al pastore si parla sempre con sincerità. La nostra comunità, ricca nel suo passato, è anche abbastanza povera nel suo presente. La mia non vuole essere una civetteria di cattivo gusto. È una constatazione. E non parlo solo del periodo di drammatica crisi economica e sociale che ha gravemente colpito il nostro territorio, di cui Ella già sa, per i tanti contatti che Lei ha già avuto.

Parlo della crisi della fede che oggi vede sempre più lontano lo stile di vita della nostra gente dai valori della fede, il disgregarsi progressivo dei valori familiari, l’allentarsi dei legami solidi e forti tipici dei vissuti personali e interpersonali, l’indebolirsi anche nei cristiani dei valori di giustizia e di legalità, la tentazione dell’individualismo utilitarista, del consumismo, del cristianesimo ‘fai da te’, della devianza giovanile e del suo approdo a nuovi paradisi artificiali, ecc. Parlo anche della difficoltà di dialogo che oggi abbiamo con i giovani e con le nuove generazioni che spesso ci lasciano senza alcun commiato, e parlo quindi della crisi drammatica della trasmissione della fede, delle lacune nei rapporti intergenerazionali e del difficile dialogo adulti-giovani che tormenta tante famiglie, della lentezza con cui sappiamo vedere il nuovo che avanza e della miopia e pigrizia con cui sappiamo offrire risposte adeguate e puntuali.

Parlo, infine della schizofrenia che caratterizza la nostra appartenenza alla chiesa: da una parte ‘religiosi ad oltranza’, ‘cocciuti’ e ‘ testardi ’ nel seguire (e spesso nella volontà di) risuscitare tradizioni antiche, costumi religiosi del passato, memorie stantie; dall’altra – è paradossale dirlo – difficoltà imbarazzanti a mettere in atto il vangelo e a tradurre la fede in operosità evangelica, in gesti concreti di amore e di carità, in atteggiamenti di solidarietà, di fratellanza, di pace e di concordia. Pronti perciò sempre a ricordare tradizioni, a seguire statue, a portare in spalla simulacri, a riscoprire agende religiose antiche ma, dall’altra, altrettanto ostinati e restii a mettere veramente in questione la nostra vita, a comprometterci radicalmente per Cristo, a testimoniare la sua Parola, a rischiare per il vangelo e la sua giustizia.

Abbiamo perciò ancora molto, moltissimo, da fare. Perciò abbiamo bisogno di Lei, Eccellenza. Abbiamo bisogno di sentire vicina la sua persona e la sua amicizia per potere avanzare su strade nuove. Abbiamo bisogno dei suoi stimoli e dei suoi orientamenti pastorali per rendere la nostra parrocchia disponibile a camminare sulle vie di rinnovamento del Concilio Vaticano II e sul sentiero sinodale che Lei ci ha indicato. Abbiamo bisogno di sentirci parte viva, attraverso la sua persona, con l’intera comunità diocesana, di avvertire di più il legame organico con le altre comunità locali, di incamminarci verso un sentire e un agire comune che ci sottragga al campanile, all’immobilismo, alla sedentarietà, alla quiete di una pratica religiosa che ci paralizza e ci addormenta.

Abbiamo bisogno di Lei per riprendere con maggiore lena il cammino di una chiesa che guardi al mondo con l’atteggiamento di Cristo servo, di una chiesa aperta e sensibile ai nuovi bisogni e alle nuove emergenze, di una comunità cristiana che si sporchi le mani e si accosti, come Cristo ha fatto, agli ultimi e ai poveri del territorio e del mondo. Diceva proprio bene papa Francesco nella Evangelii gaudium: «preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze».

Eccellenza, qui in questa chiesa, proprio in questa chiesa, ha messo piede più di sette secoli e mezzo fa, e ha predicato la quaresima un uomo mandato da Dio: San Gandolfo di Binasco, uno dei primi discepoli di San Francesco, morto qui il sabato santo, 3 aprile 1260. La storia della comunità cristiana si lega, come alla sua sorgente, a questo santo, umile, povero, servo di Cristo, testimone del Vangelo. La nostra comunità si è costruita a partire dalla testimonianza pasquale del nostro Santo patrono. Qui, originario di Polizzi, ha vissuto anche un uomo di nome Guglielmo, lasciando pare una testimonianza di santità eremita. Oggi abbiamo bisogno di continuare una storia di santità, non deviando dalla via, dall’unica via del vangelo, del vangelo dei poveri e degli ultimi; non deviando dal vangelo della pace, dal vangelo delle beatitudini, dal vangelo che non tollera fariseismi e ipocrisie, che non s’adagia nel narcisismo e nell’autoreferenzialità farisaica.

Eccellenza, Le do il benvenuto in una comunità che ormai Le appartiene. Ci aiuti a mantenere fede alla testimonianza che il nostro patrono San Gandolfo ha reso al Vangelo del Crocifisso Risorto. Ci aiuti a riscoprire che l’intera ricchezza del mondo non vale più di una sola parola eterna del Vangelo di Cristo.

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SINODO GIOVANI 2018

Il documento preparatorio

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                                                     Perché il Sinodo sui giovani

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UOMINI E PROFETI

PENSIERO DEL GIORNO

« Signore. manca la cosa essenziale. A parole dico che mi affido a te; ma le mie azioni dimostrano che colui nel quale confido sono io stesso e che ho ancora paura di Te. Prendi finalmente la mia vita nelle Tue mani, e fa' di me tutto quello che vuoi. Mi dono al Tuo amore, e intendo perseverare in questa offerta. senza respingere né le cose dure né quelle piacevoli che Tu hai preparate per me. A me basta che Tu sia glori­ficato. Tutto quello che hai disposto è bene. Tutto è amore. La via che hai aperto dinanzi a me è facile, in con­fronto con la via dura della mia volontà che conduce indietro... Se Tu permetterai che la gente mi lodi, non mi preoccuperò. Se tu farai sì che mi biasimino, me ne preoccuperò ancor meno, anzi ne sarò felice. Se Tu mi manderai lavoro, lo abbraccerò con gioia, ed esso sarà riposo per me, perché è la Tua volontà. E se mi manderai riposo, riposerò in Te.  Solo salvami da me stesso. Salvami dal mio intimo, venefico impulso di mutare ogni cosa, di agire senza ragione, di muovermi per amore del movimento, di mettere sossopra tutto ciò che hai ordinato. Che io riposi nella Tua volontà e rimanga in silenzio. Allora la luce della Tua gioia riscalderà la mia vita. Il suo fuoco arderà nel mio cuore e brillerà per la Tua gloria. Per questo vivo. Amen. Amen ».

Da il segno di Giona di Thomas Merton

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