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Papa Francesco

Umiltà: la strada verso Dio  

 

 Credeva di non credere

di Crispino Valenziano 

 

Il cardinale di Polizzi

Mariano Rampolla del Tindaro

Sulle sue orme da Polizzi Generosa a Roma...

a cura di Clara Aiosa

Il disegno di Papa Francesco

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 Il cammino le scelte e la tenerezza

di papa Francesco in 80 racconti

 

 

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A 50 anni dal Concilio

 

In questo luogo - nell’incantevole posizione panoramica che invita a guardare ancora più in alto, ma anche a guardare dall’alto il mondo e le cose terrene, nell’invitante silenzio e nella pace serena dei suoi fitti boschi ­- la comunità cristiana di Polizzi, ha sempre creduto nello speciale presidio – sub tuum praesidium confugimus sancta Dei Genitrix - riservato a quanti, invocando Lei, regina e madre di questo luogo - sono anche sicuri di trovare accesso al Padre della misericordia edi ottenere grazia e favore nei momenti sia gioiosi e lieti che in quelli spesso difficili e drammatici della vita. Da Lei, vergine purissima, sintonica in unum, col volere e col patire del Figlio frutto delle sue stesse viscere, abbiamo sempre ottenuto grazia e consolazione.

È da un anno che la nostra comunità si è preparata al momento odierno: un percorso che si è snodato in diverse tappe e percorsi. Gli incontri delle confraternite e delle deputazioni, dei gruppi parrocchiali; le iniziative di raccolta dell’olio e di generi alimentari o di necessità (per la casa d’accoglienza), hanno scandito soprattutto gli ultimi mesi di preparazione. Oggi siamo qui per guardare ancora alla materna intercessione di Maria, alla sua protezione sulla nostra chiesa locale e sulla nostra comunità. Siamo qui per guardare a lei, modello e immagine del popolo di Dioin gioioso e faticoso pellegrinaggio verso il Regno.

Il debito che abbiamo verso Maria è grande. La sua materna protezione viene da lontano. Viene dal quel memorabile ‘si’ detto all’angelo. Col suo ‘si’ alla proposta di Dio, Maria ha prestato la sua voce e la sua anima all’umanità intera. S’è fatta carico della condizione dell’uomo di ogni tempo e luogo. Ci ha rappresentati degnamente di fronte a Dio. Si è assunta la responsabilità dell’ingresso del Verbo di Dio nella nostra storia umana; ha dato il suo consenso attivo e consapevole non alla soluzione di un problema contingente, ma all’opera di secoli, come Paolo VI nella Marialis cultus (n. 37) definì l’Incarnazione del Figlio di Dio. È L’evento che ha ha cambiato la nostra storia.

In lei, infatti, umile ragazza di Nazareth, Dio ha finalmente trovato l’oro che si nasconde nel cuore dell’umanità uscita dalle sue mani. Nella sua carne, perciò, Maria ha reso possibile l’impossibile e l’inaudito. Essa è il Libro in cui il Dito del Padre ha scritto il Verbo divino, ridonando energia e vita all’umanità spossata e stanca. Essa, vera madre del popolo santo di Dio e prima vera credente, continua ancora oggi a dar voce e sostegno al nostro ‘si’ al sempre attuale disegno di Dio sulla nostra umanità.

Perciò, la comunità di Polizzi è venuta oggi a rendere grazie al Signore e a cantare ancora le meraviglie che Dio ha compiuto in Maria, profondamente consapevole che i prodigi che Dio ha operato in lei, sono i prodigi che opera in noi. Momento di gratitudine e di riconoscenza perciò. Momento di far nostra la lode che Lei, umile ancella, col cuore alla gola e con sublime gaudio personale, ha saputo cantare al Dio della misericordia.

Oggi l’umanità, la nostra umanità, l’umanità di questa terra e di questo territorio madonita, ha bisogno ancora - eccome! - di aprirsi alla misericordia di Dio. Abbiamo bisogno di far nostra, con la sua stessa consapevolezza, la lode di Maria al Signore. Dio, il nostro Dio, il Dio da Maria esaltato nel suo Magnificat, è il Dio che ha fatto e vuole fare dell’umanità un solo popolo e una sola famiglia, un sacramento di universale salvezza, una comunità ospitale, che abbraccia tutti, aperta a tutti, senza discriminazioni e chiusure, senza barriere e senza confini, senza pregiudizi ed esclusioni.

Con Maria oggi gioiamo ed esultiamo nel cuore e nell’anima, ricordando che il nostro Dio è Dio di misericordia per tutte le sue creature. Santo e compassionevole, di generazione in generazione, egli “non fa preferenze di persone ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga” (At. 10,35). È un Dio, il nostro, che si china a guardare sui cieli e sulla terra, sempre pronto a sollevare dalla polvere il debole e a rialzare dall'immondizia il povero (Cf.Sal 113,6-7).

È bene e urgente, oggi, ricordare che il Dio che Maria ci racconta nella sua stessa carne, è un Dio non lontano, non indifferente alle sorti dell’umanità; a quell’umanità che, oggi, forse più che nel passato, viaggia spesso sull’orlo dell’abisso suicida e della disumanità. È un Dio insofferente al male, ancora presente nel mondo. Egli si oppone al trionfo osceno dell’ingiustizia e dell’iniquità, che condanna la malizia e la perversità ancora presenti nel cuore umano e forse ancora nel cuore di tanti di noi. Un Dio che si ribella al degrado e all’umiliazione della sua opera creativa, del cosmo naturale come del cosmo umano.

Il Dio di Maria è un Dio, quindi, non ignaro del male che si consuma purtroppo ancora sulla pelle dell’umanità indifesa e debole; un Dio vigile e premuroso verso coloro soffrono per le angherie e le sopraffazioni e patiscono soprusi e violenze. Un Dio sempre attento a coloro che lo invocano nei momenti di bisogno e di indigenza; un Dio non distratto, niente affatto impassibile davanti allo strazio operato da nuovi torturatori che fanno scempio della dignità umana. Il Dio esaltato da Maria è un Dio che si schiera, perennemente inquieto per il grido mozzato e angosciato dei suoi poveri e per la sofferenza che ancora sale dalla terra, sino al suo cospetto: «ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha deposto i potenti dai troni e ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati e rimandato i ricchi a mani vuote».

Maria, ieri come oggi, ci parla solo di questo Dio. Ci ricorda, con le parole del suo Magnificat, che Dio non si assopisce sulle sorti dell’uomo. Non lascerà trionfare buontemponi e arrivisti, cinici arrampicatori sulla pelle dei fratelli, carnefici e sgozzatori di vite umane, razzisti che scavano differenze tra uomo e uomo, ipocriti che si battono il petto in Chiesa e non riconoscono Cristo nello straniero e nel bisognoso. Non l’avranno vinta quanti, nemici della luce e alleati delle tenebre, continuano a speculare sulla pelle degli innocenti, dei malati, degli anziani, delle donne, dei bambini, degli esclusi, degli immigrati, dei rifugiati.

Maria non è madre mielosa e svenevole, ammonitrice vana e lamentosa, portatrice di futili messaggi, come pensa certa pietà credulona. Non è madre ingenua e inesperta. È madre vera e donna forte che fa sue totalmente le ragioni di Dio. Non ci sono, per Lei, figli e figliastri; non ci sono prediletti e scarti di umanità; non ci sono vicini e lontani; non ci sono eletti e reietti, bianchi e neri, comunitari ed extracomunitari. Non ci sono figli che hanno diritti e figli che ne sono privi. È madre di tutti, anche di quelli abbandonati come vuoti a perdere nei barconi o tenuti in salamoia nelle navi attraccate ai porti.

Dobbiamo ricordarcelo sempre. Devono ricordarselo quanti fanno sfoggio di rosari e di croci e subito dopo chiudono gli occhi sulla dignità umana calpestata. Ce ne dobbiamo ricordare noi quando vediamo all’opera - e voltiamo il capo dall’altro lato - nuovi mercanti di schiavi e di schiave, caporali e profittatori privi di coscienza, sfruttatori incalliti dal cuore di pietra. Maria è Madre, madre vera, e non banale concessionaria di miracoli e portenti. Aurora luminosa, Stella del mattino, Novella Eva, Maria è madre della nuova umanità, è madre di umanità. Perciò non è possibile neppure invocarla come madre se le si nega la vera e divina maternità verso gli ultimi della terra.

A lei, tenera madre e rifugio certo di quanti non hanno speranza, oggi affidiamo la nostra terra, il nostro futuro, il futuro delle nuove generazioni, il futuro degli umili di cuore e dei nuovi poveri di questo mondo. A Lei stella del mare e porto sicuro ai naviganti affidiamo la sorte dei disperati che cercano approdo e dei naufraghi sballottati dalle onde del mare e ancor più dall’ingordigia e dal devastante egoismo umano.

avvisi

SINODO GIOVANI 2018

Il documento preparatorio

                                                    Lettera del papa ai giovani

                                                     Perché il Sinodo sui giovani

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UOMINI E PROFETI

PENSIERO DEL GIORNO

« Signore. manca la cosa essenziale. A parole dico che mi affido a te; ma le mie azioni dimostrano che colui nel quale confido sono io stesso e che ho ancora paura di Te. Prendi finalmente la mia vita nelle Tue mani, e fa' di me tutto quello che vuoi. Mi dono al Tuo amore, e intendo perseverare in questa offerta. senza respingere né le cose dure né quelle piacevoli che Tu hai preparate per me. A me basta che Tu sia glori­ficato. Tutto quello che hai disposto è bene. Tutto è amore. La via che hai aperto dinanzi a me è facile, in con­fronto con la via dura della mia volontà che conduce indietro... Se Tu permetterai che la gente mi lodi, non mi preoccuperò. Se tu farai sì che mi biasimino, me ne preoccuperò ancor meno, anzi ne sarò felice. Se Tu mi manderai lavoro, lo abbraccerò con gioia, ed esso sarà riposo per me, perché è la Tua volontà. E se mi manderai riposo, riposerò in Te.  Solo salvami da me stesso. Salvami dal mio intimo, venefico impulso di mutare ogni cosa, di agire senza ragione, di muovermi per amore del movimento, di mettere sossopra tutto ciò che hai ordinato. Che io riposi nella Tua volontà e rimanga in silenzio. Allora la luce della Tua gioia riscalderà la mia vita. Il suo fuoco arderà nel mio cuore e brillerà per la Tua gloria. Per questo vivo. Amen. Amen ».

Da il segno di Giona di Thomas Merton

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