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A 50 anni dal Concilio

É bene allora, per rendere piena la nostra gioia oggi, rievocare la ragione profonda di quella scelta fatta dai padri. E la ragione sta tutta nel fatto che la nostra comunità cristiana seppe allora riconoscere nella persona di Gandolfo, in lui francescano della prima ora, un segno del cielo e un dono da Dio. Alla lettera, infatti, Gandolfo è venuto a Polizzi - come è scritto nel vangelo di Marco - calzando i sandali, un solo bastone di appoggio, una sola tunica. né pane, né bisaccia né denaro nella borsa. È venuto qui, guidato dallo Spirito, a curare i malati e ad ammansire gli spiriti inquieti e immondi del tempo. È venuto come messaggero di Cristo per annunciare la pace, la vera pace, quella di Dio, Padre della misericordia, quella cantata dagli angeli sulla grotta di Betlemme, quella che il Cristo Risorto ha lasciato ai discepoli; la pace dello Spirito, che tutto e tutti unisce nel fuoco dell’amore; quella pace insomma che nulla ha a che fare con la pace finta, ipocrita e sempre armata degli uomini; e che nulla a che fare soprattutto con la malvagità sfacciata e con la violenza, nulla con la vendetta e la sopraffazione, nulla con la prepotenza e l’arroganza umana.

L’accoglienza che i nostri padri hanno riservato a Gandolfo è stata l’accoglienza riservata perciò al messaggero del vangelo, al profeta di Dio, al servo buono e fedele, all’uomo giusto e retto di cuore. Entrato nel nostro paese, Gandolfo ha trovato accoglienza e ospitalità vera. Prova ne è che non se ne è andato né ha scosso la polvere sotto i suoi piedi a testimonianza contro gli abitanti di questo luogo. Ed è rimasto con i nostri padri e rimane ancora con noi. Le sue reliquie che custodiamo gelosamente non sono e non devono essere vanto idolatrico e campanilistico; sono invece il segno di una paternità e di una protezione divina che è passata di generazione in generazione in questa comunità e anche nelle comunità d’intorno; e sono il segno che il vangelo predicato da Gandolfo ha messo radici profonde in questa terra. Ci ricordano - quelle ossa custodite nella preziosa urna d’argento - che i nostri padri hanno accolto la rivoluzione portata dal Figlio di Dio sulla terra; il fuoco di quella rivoluzione che ha capovolto i princìpi distorti e falsati che regolano spesso la vita umana, rimettendo Dio al posto di Dio e Cesare al posto di Cesare, e instaurando una storia umana totalmente nuova.

Fratelli e sorelle, a distanza di secoli, siamo chiamati ogni anno a ricordare l’evento magnifico di quel tempo; l’evento entusiasmante di quella quaresima e di quella Pasqua del 1260. Anzi siamo chiamati a rinnovare nella nostra pelle e nella nostra carne quell’incontro, quell’accoglienza, quell’ascolto. Siamo chiamati a scrivere, nella nostra pelle stavolta, la nostra ospitalità a Gandolfo, messaggero di pace, profeta di Dio. Siamo chiamati a renderci degni del dono della sua presenza e della sua parola; del dono mirabile del Vangelo di salvezza e della rivoluzione radicale che il vangelo opera nella storia umana.

Gandolfo ha predicato il vangelo, il vangelo di Cristo, il vangelo della vita. Certamente, ha conquistato i polizzani per la bontà della sua persona, perché uomo buono, mite, suadente. Non dobbiamo dimenticare però che ha conquistato i polizzani soprattutto per il vangelo annunciato, per quel vangelo che è annuncio di vita e di riscatto per gli ultimi, di liberazione degli oppressi e dei poveri. Gandolfo ha avuto accesso al cuore dei nostri padri perché ha parlato della stupefacente misericordia divina, e del perdono di Dio che, se veramente accolto, cancella radicalmente la condizione dell’uomo peccatore e lo fa creatura nuova innalzandolo alla dignità di figlio di Dio. Gandolfo ha toccato profondamente il cuore dei polizzani perché ha fatto loro comprendere che in Gesù è abolita per sempre la condizione dell’uomo schiavo e servo del male, e che la grandezza dell’uomo sta solo nell’essere amati come figli dal Dio vivo, che si è rivelato a noi nella carne del suo Figlio. Ha fatto comprendere che l’uomo può ritrovare se stesso solo sulla via del vangelo, solo se ci mettiamo tutti alla scuola di Lui, mite e umile di cuore. ‘Grandezza dell’uomo’ non è quella che arbitrariamente ci attribuiamo da noi. Non la ricchezza dell’avere e del potere; non la condizione sociale o il successo economico; non la forza bruta o l’essere più furbi o astuti: fanno la grandezza e la dignità dell’uomo. ‘Grande’ non è l’uomo che appartiene a una nazione piuttosto che a un’altra. Non è il colore della pelle di un continente invece che di un altro, non la patria o il gruppo etnico, non questa o quella bandiera, non questa o quella cultura e religione. Solo l’essere oggetto dell’amore di Dio, solo il nostro nome scritto in cielo, nell’elenco dei salvati, come osservava Teresa di Lisieux, rende grande il nostro nome e la nostra vita.

Gandolfo ha fatto comprendere che vera grandezza dell’uomo è la libertà che Cristo ci ha donato. Solo nella piena libertà di scelta, nella coscienza illuminata dalla fede, l’uomo realizza veramente il suo essere immagine e somiglianza di Dio e perciò la sua vera umanità. Siamo veramente grandi quando siamo liberi, quando ci sottraiamo al giogo della schiavitù, dei condizionamenti, dei pregiudizi, dei preconcetti, delle passioni inconsulte; solo quando ci allontaniamo radicalmente dai démoni del settarismo, del razzismo, delle discriminazioni, del fondamentalismo. Solo quando respiriamo l’aria pulita del cielo, della natura, dei gigli dei campi e degli uccelli del cielo, quando ci abbandoniamo alla provvidenza del Padre, quando viviamo e condividiamo tutto nella fratellanza di Cristo Gesù e del più piccolo dei fratelli, solo allora siamo grandi e veramente uomini.

Questo è il vangelo annunciato da Gandolfo e accolto dai nostri padri. Questo vangelo oggi Gandolfo ancora predica in mezzo a noi. A questo annuczio oggi noi oggi porgiamo ancora il nostro orecchio. Solo a questo vangelo e a questa sapienza del vangelo oggi vogliamo fare spazio nella nostra vita.

Impossibile perciò festeggiare san Gandolfo da Binasco se c’è resistenza a questo vangelo, se facciamo scelte contrarie, se rinunciamo alla libertà che Cristo ci ha conquistata, se ci vendiamo al primo avventuriero di turno, se facciamo scelte contrarie alla pace, se professiamo ideologie disumane e disumanizzanti. Inutile festeggiare, se rinneghiamo il vangelo delle beatitudini, se calpestiamo la dignità battesimale e regale in noi e negli altri, la dignità dell’uomo, di ogni uomo, qualunque sia il colore della pelle, e qualunque sia la terra o il popolo in cui siamo nati.

Impossibile festeggiare Gandolfo se professiamo una fede vuota, senza opere, scritta sulla sabbia di una evanescente pratica religiosa, che oggi qui in chiesa c’è e usciti fuori si scioglie come neve al sole del mattino; se viviamo una fede che è solo verniciatura e parvenza esteriore, falsa nel cuore e ipocrita nella sostanza.

Oggi viviamo in una società affollata spesso, a ogni livello anche istituzionale, da gruppi malavitosi, da bande neo-tribali, assetate di potere, di prestigio, di supremazia. Viviamo in una società che spesso è coagulo di gruppi di interesse e di calcolo, abitata da gruppi sociali schiavi solo di logiche economicistiche, di scelte individualistiche ed egoiste.

Come si può portare il patrono in processione e gridare ‘evviva Gandolfo’, se non ci mettiamo alla sequela di Cristo nella via dell’umiltà, della semplicità, nella solidarietà, della condivisione. Non si può essere cristiani e lasciarsi trasportare dall’andazzo del mondo. ‘Non si può essere cristiani e mafiosi’ diceva il papa ieri a Palermo; non si può essere cristiani e razzisti insieme, non si possono servire Dio e mammona, non si può seguire Cristo e inneggiare a Barabba, non si può comunicare con Cristo e covare odio, vendetta, indifferenza, disprezzo, rancore verso il prossimo. Non si può accogliere Gandolfo umile discepolo di Francesco, venuto da lontano e chiudere oggi il cuore - costruendo muri e barriere - al ‘diverso’, allo ‘straniero’, all’’immigrato’, al ‘povero’.

Cristo, il Cristo predicato e testimoniato da Gandolfo, non è venuto a legittimare una umanità lacerata da egoismi di gruppo, da indifferenza, insensibilità, freddezza; una società in cui gli uomini digrignano i denti come lupi contro lupi, che vivono e alimentano un clima di intolleranza, di odio razziale, di intollerabili discriminazioni, di violenza verbale e fisica (mi viene da pensare a quello che spesso sono ormai diventati i ‘social’, ‘facebook’, e altri luoghi ci comunicazioni di massa!).

Fratelli e sorelle, davanti a San Gandolfo e alla sua urna, cerchiamo oggi di essere onesti. Onesti con noi stessi. Chiediamoci oggi veramente cosa fare, quanta distanza abbiamo da colmare ancora per essere degni di Gandolfo, per meritare la sua protezione. È un esame di coscienza che oggi vorrei invitare tutti a fare.

Quanta indifferenza dobbiamo seppellire e sradicare oggi dalla nostra vita, quanta durezza di cuore, quanto orgoglio e invidia, quanto livore e odio. Chiediamoci quanta inciviltà e bestialità umana dobbiamo lasciarci alle spalle, di cui vergognarci; e di quante meschinità e delitti piccoli e grandi dobbiamo ancora batterci il petto: contro la giustizia, contro i fratelli più deboli, contro la dignità di esseri umani uguali a noi.

A nessuno oggi voglio togliere la gioia di festeggiare San Gandolfo, di invocare da lui aiuto e protezione. Voglio anzi che gioiamo di più, molto di più. Ma quanta luce e verità dobbiamo fare dentro di noi; quanta chiarezza dobbiamo attuare nei nostri atteggiamenti quotidiani e nelle nostre relazioni con gli altri: con gli anziani, i malati, i senzatetto, i bambini, le persone discriminate. E quanta pulizia dobbiamo fare nella nostra mente, nel nostro cuore e nelle nostre azioni. Di quanta sporcizia e lerciume dobbiamo liberarci!

Se siamo qui oggi, se veramente siamo qui nella sincerità del nostro cuore, disponiamoci ad accogliere l’accorato appello che Gandolfo come vero patrono ci rivolge ancora. Accettiamo da veri figli, come ci dice la lettera agli Ebrei, la correzione di un padre. Disponiamoci, a costo di tutta la nostra vita, ad acquistare l’intelligenza, la sapienza del cuore. Principio della Sapienza: acquista la sapienza, ci ha ripetuto il Libro dei proverbi.

Accogliamo il suo invito a vivere nello spirito delle beatitudini. Disarmiamo il nostro cuore, lasciamo cadere dal nostro cuore ogni residuo di astiosità, di belligeranza, di sospetto reciproco, di diffidenza. Accogliamo la pace di Cristo, accogliamo la proposta esaltante a vivere come fratelli e figli di Dio; acquistiamo la sapienza della croce perché la nostra vita sia veramente rigenerata dallo Spirito. Amen.

 

Polizzi Generosa, 16 Settembre 2018

Il parroco

don Giovanni Silvestri

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Il documento preparatorio

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UOMINI E PROFETI

PENSIERO DEL GIORNO

« Signore. manca la cosa essenziale. A parole dico che mi affido a te; ma le mie azioni dimostrano che colui nel quale confido sono io stesso e che ho ancora paura di Te. Prendi finalmente la mia vita nelle Tue mani, e fa' di me tutto quello che vuoi. Mi dono al Tuo amore, e intendo perseverare in questa offerta. senza respingere né le cose dure né quelle piacevoli che Tu hai preparate per me. A me basta che Tu sia glori­ficato. Tutto quello che hai disposto è bene. Tutto è amore. La via che hai aperto dinanzi a me è facile, in con­fronto con la via dura della mia volontà che conduce indietro... Se Tu permetterai che la gente mi lodi, non mi preoccuperò. Se tu farai sì che mi biasimino, me ne preoccuperò ancor meno, anzi ne sarò felice. Se Tu mi manderai lavoro, lo abbraccerò con gioia, ed esso sarà riposo per me, perché è la Tua volontà. E se mi manderai riposo, riposerò in Te.  Solo salvami da me stesso. Salvami dal mio intimo, venefico impulso di mutare ogni cosa, di agire senza ragione, di muovermi per amore del movimento, di mettere sossopra tutto ciò che hai ordinato. Che io riposi nella Tua volontà e rimanga in silenzio. Allora la luce della Tua gioia riscalderà la mia vita. Il suo fuoco arderà nel mio cuore e brillerà per la Tua gloria. Per questo vivo. Amen. Amen ».

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